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MIGRANTI, ECCO CHI SONO (Clarus, anno IX n.16-2009)

“Io sono migrante!” Potrebbe essere la confessione di un nomade, di un pilota, di un rom, di un marinaio, di un commerciante ambulante, di un giovane che si reca all’estero per studiare. Tutti migranti! E’ l’umanità intera che si sposta, che si muove…Ogni migrazione ha la sua storia, un suo lungo processo che parte dall’anima e che lascia sempre una ferita. La Chiesa, senza fare alcuna distinzione, si prende cura, appunto, di tutti i “migranti”; essa mette in pratica una pastorale che non conosce termini come extracomunitario, immigrato, emigrato, fierante, circense… Migranti sono quelle persone capaci di grandi sacrifici e non solo che si spostano in cerca di una decorosa sistemazione economica, sociale e umana; pronte ad adattamenti ambientali e culturali. La Chiesa richiama alla fraternità, all’accoglienza. Ma soprattutto al rispetto da parte di chi accoglie e da chi viene accolto.

Ingannati da promesse, accolti da bastoni

L'Italia respinge i migranti del Mediterraneo. I toni di rimprovero dell'Europa

L'Italia respinge i migranti nel Mediterraneo e parla di una "svolta" epocale, con sbarchi "diminuiti del 90%" dal 5 maggio al 30 settembre: "erano 19.000 nel 2008 sono stati solo 1900 nel 2009". Quello che appare come un trionfo nelle politiche governative - in cerca di consenso popolare su un tema scottante come l’immigrazione -, è giudicato invece, a livello internazionale e tra gli operatori umanitari, una gravissima violazione dei diritti umani, in particolare del diritto di asilo per chi fugge da guerre, persecuzioni, povertà estrema. Ma dove finiscono i migranti respinti?

Il Consiglio italiano per i rifugiati (Cir) ha ricordato di recente l’impossibilità di monitorare la situazione ed avere dati certi sui respingimenti, perché le uniche fonti di informazione sono quelle governative o i racconti dei migranti, ovviamente soggettivi. "Il monitoraggio – ha spiegato Christopher Hein, direttore del Cir – richiederebbe una presenza nelle acque territoriali, in quelle internazionali e in quelle libiche e nessuno è in grado di farlo". Gli unici dati in possesso del Cir sono di 1300 migranti respinti (quasi tutti rinchiusi nei centri libici) e di 8000 persone nei centri di detenzione in Libia. Centri in cui, notoriamente, i migranti subiscono percosse, violenze sessuali, maltrattamenti e abusi di diverso tipo. Il rapporto "Scacciati e schiacciati" pubblicato il 21 settembre scorso dall’organizzazione per i diritti umani "Human rights watch" (Hrw), descrive, attraverso 91 interviste a rifugiati transitati dalla Libia e che ora vivono in Italia e a Malta, "trattamenti brutali, condizioni di sovraffollamento ed igiene precaria". Daniel, eritreo di 26 anni intervistato in Sicilia, racconta: "Eravamo veramente stanchi e disidratati quando arrivammo in Libia. Io pensai: ‘Se mi picchiano, non sentirò niente’. Quando arrivammo non c’erano dottori, nessun aiuto, solo polizia militare. Iniziarono a prenderci a pugni. Ci dicevano, ‘Credevate di andare in Italia, eh?’. Ci prendevano in giro. Eravamo assetati e loro ci picchiavano con bastoni e ci tiravano calci. Per circa un’ora picchiarono tutti quelli che erano sulla barca".

Secondo il rapporto di Hrw "le motovedette italiane rimorchiano barconi di migranti in acque internazionali e trasferiscono i migranti dai barconi su imbarcazioni libiche o li riportano direttamente in Libia, dove le autorità li imprigionano immediatamente". L’organizzazione denuncia "l’impossibilità di intervistare, nei centri libici, i migranti in condizioni di riservatezza, gli unici interlocutori sono i funzionari governativi". (…). E’ arrivata la condanna di Jacques Barrot, vicepresidente della Commissione europea, dell’Unhcr (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) e, di recente, dell’Alto Commissariato Onu per i diritti umani. A Ginevra, durante la 12ª sessione del Consiglio dell’Onu dei diritti umani, l’Alto Commissario Navi Pillay ha giudicato il comportamento dell’Italia con toni molto duri: ‘’In molti casi, le autorità respingono questi migranti e li lasciano affrontare stenti e pericoli, se non la morte, come se stessero respingendo barche cariche di rifiuti pericolosi". (…) Il vescovo Giovanni Innocenzo Martinelli, vicario apostolico di Tripoli, in Libia, conosce bene la situazione e può debitamente parlare. "Venire in Libia per essere respinti dall’Europa...Vi sono migliaia di immigrati che entrano in Libia ogni anno, provenienti dai Paesi dell’Africa sub-sahariana. La maggior parte di questi fugge dalla guerra e dalla povertà del proprio Paese (…). Molti di loro si sono lasciati ingannare dalle promesse di un lavoro ben retribuito e si trovano costretti a svolgere lavori mal pagati e pericolosi oppure non ne trovano affatto. Molte donne sono costrette alla prostituzione e alla schiavitù. Tutti gli immigrati illegali rischiano il carcere, la deportazione o, peggio ancora, non hanno accesso né all’assistenza legale né ai servizi sanitari". La sua conclusione è un grido accorato: "Non dimenticarli in questo esodo forzato!"

A cura di Patrizia Caiffa - Sir

Accoglienza: la parola non basta

Le migrazioni sono un fenomeno di sempre. Se ne parla nella Bibbia e se ne legge nei libri di storia, ma nel nostro tempo si vivono. Senso di avventura, voglia di evasione e di cambiamento, ricerca di nuovi mondi, erano queste le leve che muovevano le genti. Oggi i motivi sono altri, si è costretti dalla necessità a lasciare i luoghi nativi: i giovani lo fanno per trovare lavoro o per studiare, i meno giovani per inseguire un sogno. C’è chi fugge dalla povertà e dalla miseria e chi fa della mobilità una scelta di vita come ad esempio i circensi, i fieranti i sinti e i rom. Ma ci sono tante povere vittime che vengono manovrate e sfruttate, irretite con il miraggio di una vita migliore, lontano dalle guerre e dalle tirannie, spogliate di quel poco che hanno e costrette ad indebitarsi, vengono avviate, in condizioni disumane (stivate fino all’inverosimile su carrette del mare o nascoste in celle frigo o sui camion nei posti più impensabili) verso un sogno, un’avventura sicuramente pericolosa e piena di incognite.

Toccare con mano le loro delusioni, la loro disperazione è triste ed umiliante. Vivere giorno per giorno tra coloro che chiedono aiuto e ritrovarsi impotenti; sentire come i nostri giovani, una volta lontano dagli affetti più cari, si allontanano anche dalla parola di Dio. Vedere come siano sempre più rari i ragazzi che frequentano le chiese e non riuscire a fare nulla per coinvolgerli.

Parole, incontri, convegni, non bastano più per accompagnare o istruire alla fede cattolica. C’è bisogno di nuove iniziative e nuovi stimoli se si vuole rinascere nella parola di Cristo. Ma come? Per prima cosa bisogna credere in quello che si vuole e in quello che si fa, altrimenti si rischia di sprecare risorse, energie e non vedere concretizzato il proprio lavoro.

Dobbiamo essere missionari anche qui, nelle nostre terre, nella nostra Italia. Non si può guardare lontano e non accorgersi di quello che accade sotto le nostre finestre... "Siate premurosi nell’ospitalità" (Rm 12, 13), generosi con i bisognosi e rispettosi con gli ultimi . . . Ma quanti si riconoscono in queste parole?

Che tristezza, che dolore, dover dire no ad un povero, dover accompagnare uno straniero immigrato alla stazione, rimandarlo indietro o lasciarlo allo sbaraglio, colpevole solo di essersi fidato di persone senza scrupoli che, pretendendo tanto, hanno solo promesso.

Poi scopriamo i perbenisti, gli ipocriti e i finti moralisti, buoni solo a lanciare proclami e ad inondarci di belle parole ma incapaci di realizzare leggi o attivare aiuti concreti per questi esseri umani: spinti, costretti o venuti alla ricerca di un sogno che, sempre più spesso, si trasforma in incubo tra l’indifferenza dei più.

 

Liana Del Muto

L'Evento. Le iniziative...

La Fondazione Migrantes, dopo 13 anni ritorna in Campania. Si terrà a Capua il 17 gennaio 2010 la Giornata mondiale dei Migranti, dal tema "Minori: migranti e rifugiati, speranza del futuro". Sono coinvolte le cinque province campane e le relative diocesi con un calendario di eventi e iniziative: dal 2 al 7 novembre toccherà alla provincia ecclesiale di Avellino, dal 9 al 14 novembre a quella di Salerno, dal 16 al 21 novembre a quella di Benevento, dal 23 al 28 novembre a quella di Napoli, dal 30 novembre al 5 dicembre alla provincia Caserta. La provincia ecclesiale di Caserta si occuperà della presentazione del dossier "Immigrati e rapporto italiani nel mondo" presso l’aula consiliare della Provincia. Nello specifico, la Diocesi di Alife -Caiazzo ha programmato una giornata di approfondimento sul tema delle "Migrazioni" per il clero diocesano il 16 novembre. A questa, si aggiunge un’iniziativa in programma domenica 29 novembre ad Alvignano, nel giorno del mercato settimanale: alle ore 7.30 sarà celebrata una messa tra le bancarelle dei commercianti ambulanti. E’ prevista anche una festa con la numerosa comunità rumena presente in zona e un momento di festa dedicato ai "migranti" residenti all’estero. Per le iniziative mancanti ancora di una data certa, ne daremo comunicazione su Clarus quanto prima

 

 
 
 


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