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DALLA PARTE DEL LATTE BUONO. Le proteste degli allevatori|
Il latte straniero contamina la qualità
La protesta e la disillusione degli allevatori matesini e dell’Alto Casertano
Stringono i denti gli agricoltori e gli allevatori dell’Alto Casertano dopo l’ulteriore ribasso del prezzo del latte alla stalla. “Siamo ai minimi storici – dicono – e mai il nostro latte ci è stato pagato così poco. Di questo passo a Natale prossimo non ci arriveremo”. Il costo del latte è crollato a trenta centesimi, mentre – secondo i dati forniti da Coldiretti – in Italia quest’anno il costo di latte fresco e formaggi nei negozi è aumentato del sette per cento. E la protesta, che a macchia di leopardo si va diffondendo in Italia e poi in Francia, in Spagna e in Germania, sembra avere forti ripercussioni soprattutto sui piccoli produttori, come quelli che gestiscono a conduzione familiare stalle e caseifici della nostra terra e che devono acquistare a peso d’oro mangimi e soia per le mucche. Dopo le proteste scaturite dalle quote latte imposte dai governi europei, gli allevatori si sono lamentati dell’incontrollata importazione di prodotti caseari provenienti dall’Est europeo: si tratta fondamentalmente di cagliate utili a produrre scamorze e mozzarelle, che arrivano in blocchi pressati da 15 kg, sottovuoto (quindi più facili da trasportare rispetto ad una cisterna di latte) e che vengono miscelate al latte raccolto nelle stalle delle nostre campagne. Inoltre, perché siano sbiancati, pare vengano utilizzati benzolati, additivi derivati dal petrolio. Una mozzarella su due è straniera! Peccato che non abbia un documento di identità. “Salviamo il made in Italy e la produzione locale” chiedono gli allevatori di Alife, Dragoni, Gioia Sannitica: “Salviamo la qualità del nostro latte”. La richiesta è rivolta alle Asl locali, ai politici, a quanti hanno la responsabilità politica e morale di tutelare l’economia locale e la salute dei cittadini. I mancati controlli sul latte straniero che giunge nei nostri caseifici (secondo Coldiretti nemmeno l’1% delle cisterne che entrano in Italia subisce controlli in laboratorio) fa sì che il tanto buon latte venga trasportato da una nazione all’altra anche in cisterne non refrigerate, interrompendo così la catena del freddo: un notevole danno per il suo valore proteico e qualitativo, rimediato poi con un nuovo processo di pastorizzazione. E’ del 28 maggio la notizia che Coldiretti ha chiesto alla grande catena commerciale Carrefour di tenere “separati (sugli scaffali, ndr) i prodotti ottenuti con vero latte italiano da quelli realizzati con latte, polveri o cagliate provenienti dall’estero” e cioè da Repubblica Ceca, Polonia, Lituania. Per fortuna a qualcuno sta ancora a cuore che gli italiani conoscano ciò che acquistano. Le soluzioni? La Coldiretti di Padova ha organizzato una giornata di mobilitazione in cui gli allevatori hanno venduto direttamente alle persone, in piazza, bottiglie di latte fresco a 50 centesimi. La nostra zona, Alife per l’esattezza, solo qualche anno fa ha vissuto per pochi mesi (!) l’esperienza di una cooperativa, Lattè, che raccoglieva e distribuiva solo il latte delle stalle locali: una forma di economia forse un po’ più lenta rispetto al mercato mondiale, ma di sicuro intelligente. Peccato che l’idea sia naufragata dopo poco tempo.
Grazia Biasi
Intervista a Tommaso De Simone, presidente provinciale della Coldiretti
Quote latte, mobilitazione degli allevatori, importazione incontrollata di latte e cagliate dall’estero. Se ne parla diffusamente da gennaio e se ne continuerà a parlare nei prossimi mesi, si spera per poter diffondere migliori notizie. Ne abbiamo parlato con Tommaso De Simone, presidente Coldiretti Caserta.
Presidente, da dove parte la mobilitazione che allevatori e Coldiretti stanno conducendo in questi mesi?
In Alto Casertano vi sono seicento allevatori, di cui centocinquanta forniscono il latte a Parmalat per il marchio Berna alta qualità lavorato presso lo stabilimento della Fagianeria; la restante parte rifornisce i caseifici locali. Da gennaio Parmalat in modo unilaterale ha deciso di abbassare il prezzo del latte (alta qualità) alla stalla, da 44 centesimi a poco meno di 42 centesimi, fino ai 37 centesimi al litro di questi giorni. Da qui è partita la mobilitazione perché anche i caseifici privati hanno ridotto, sul modello di Parmalat, il prezzo del latte alla stalla fino a 30 centesimi generando serie difficoltà economiche agli allevatori. Proprio perché stiamo parlando di latte alta qualità (ma è un discorso che vale per tutto il latte italiano) bisogna tener presente che i nostri allevatori sono sottoposti a misure di controllo molto rigide che hanno dei costi influenti sul prezzo del prodotto. A questo bisogna aggiungere l’aumento del petrolio e quindi dei costi di lavorazione dei foraggi. I nostri allevatori nell’arco di qualche mese finiranno sul lastrico
Cos’è che non sta funzionando? E’ un problema solo nostro o bisogna guardare oltre?
La domanda che ci siamo posti e su cui abbiamo ragionato è questa: Perché Parmalat così come gli altri trasformatori locali, riduce il prezzo del latte alla stalla, continuando a mantenere invariato il prezzo di quello venduto nei supermercati? Dopo le prime mobilitazioni abbiamo avuto diversi incontri con Parmalat che ha giustificato le proprie scelte denunciando la diminuzione del prodotto venduto ai consumatori, ma non ci ha spiegato perché a questa diminuzione non è seguita una altrettanta riduzione dell’acquisto di latte nelle stalle degli allevatori.
Abbiamo pertanto riscontrato che il ribasso del prezzo del latte è dovuto all’ingresso nel territorio nazionale di latte straniero di dubbia provenienza e di cui non esiste tracciabilità.
Che cosa significa?
Non essendoci tracciabilità del prodotto, rischiamo di acquistare latte pericoloso alla salute umana, contaminato; basti pensare che alcune cisterne provengono anche dai territori di Chernobyl… In ogni caso più del 50% del latte che consumano gli italiani proviene dall’estero.
A chi spetterebbe indagare sulla provenienza e sulla qualità di questo latte che giunge in Italia, e anche in Alto Casertano?
Su 20mila carichi di latte giunti in Italia solo 600 sono stati controllati di cui soli 200 analizzati in laboratorio Il sistema dei controlli non riesce a tenere un riflettore acceso su questo fenomeno perché gli interessi sul latte sono troppo diffusi a livello globale.
In Italia Coldiretti ha promosso diverse iniziative a favore della tutela dei consumatori e degli allevatori...
Abbiamo organizzato una mobilitazione il 12 maggio a Napoli distribuendo gratis circa 10mila buste di latte alta qualità indicando sulle confezioni il nome dell’allevatore e il numero della stalla, dopo averne prima parlato con gli allevatori, compresi quelli dell’Alto Casertano, incontrati ad Alife e ad Alvignanello. Abbiamo poi portato in evidenza il problema al Corpo Forestale dello Stato, ai Carabinieri e quindi ai Nas, all’Istituto Controllo Qualità del Ministero, così che la nostra denuncia non rimanga solo uno slogan…
Cosa chiede Coldiretti per i nostri allevatori?
L’aumento dei controlli! Non é pensabile che nel nostro territorio (e nei nostri piccoli o grandi caseifici) arrivino cisterne di cagliate straniere! Chiediamo controlli anche sulla tracciabilità: bisogna indicare sulle buste la provenienza del latte e mettere il consumatore nella condizione di scegliere la qualità del prodotto da offrire ai propri figli. E’ dovere dello Stato garantire i controlli; chiediamo anche alla Finanza i dovuti controlli contabili; alla politica chiediamo invece di mettere in piedi un obbligo di tracciabilità seria dei prodotti
Come si muoverà Coldiretti nei prossimi mesi?
Abbiamo chiesto a Parmalat un nuovo incontro, ma il discorso deve considerarsi esteso anche ai caseifici locali. Stiamo pensando ad un sistema per cui i nostri allevatori possano segnalare a Coldiretti l’ingresso sul territorio di cisterne di latte estero. Denunciare ogni giorno l’ingresso delle cisterne e i nomi dei caseifici che acquistano latte di dubbia provenienza potrebbe essere una prima soluzione.
GB
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