ALIFE: RIECCO L'ANFITEATRO DUEMILA ANNI DOPO
Il 25 aprile la presentazione dei lavori di scavo ormai ultimati
Intorno al I secolo dopo Cristo, in età augusteo-tiberiana, vi si svolgevano giochi anfiteatrali, ma vi si rappresentavano anche ludi scenici e performances care ai Romani; nel Medioevo, intorno al 1132, i Normanni ne fusero marmi, massi ciclopici e pietre, per ricavarne la calce necessaria alla costruzione della Cattedrale; l’anfiteatro andò così incontro a secoli e secoli di buio, privato dei suoi alzati, sommerso nel sottosuolo, sprofondato con le sue sole fondamenta nel terreno che lo ha accolto e custodito fino ai nostri giorni. La “scoperta” risale alla fine degli anni Settanta, quando il disegno dell’erba medica stagionale che cresce sui campi della pianura alifana, lasciò intravedere la sagoma di un grande anfiteatro, oggi parzialmente recuperato, dopo i lavori di restauro finanziati con circa 3 milioni di euro. Una storia che parte dall’età romana, declina nel 404 dopo Cristo, quando furono aboliti i giochi anifiteatrali: il monumento diventò quindi rifugio dei poveri e dei vagabondi, che in quegli spazi coperti trovarono casa, esattamente all’interno dei cunei, un tempo coperti, dove sono state persino ritrovate tombe medievali. La storia, inabissatasi con la venuta dei Normanni, riappare oggi che l’anfiteatro di Alife viene restituito alla città, con le sue strutture portanti che spiccano dalle fondamenta, con l’arena, intatta, ed una fossa scenica molto importante per la polifunzionalità cui si prestava al tempo dei nostri progenitori romani. Buona parte del monumento resta però sepolto da un’aia, dalla strada che conduce fino a Porta Roma e da due palazzine abitate. Immaginare che in un futuro molto remoto gli scavi possano continuare anche verso l’altra metà dell’anfiteatro sembra pura fantascienza, ma non si sa mai. Del resto, il recupero della ritrovata area archeologica, che sarà inaugurata il prossimo 25 aprile con una visita guidata ed un convegno al quale prenderanno parte esperti, studiosi e ricercatori, comincia, appunto, nel 1976, quando con un rilievo aereo dell’Aeronautica si individua il profilo emergente dai contorni tracciati proprio dall’erba medica, prosegue con l’amministrazione guidata da Enzo Di Franco, si arresta per diversi anni e ricomincia quando viene eletto sindaco Giovanni Guadagno, con l’acquisizione definitiva in mano pubblica di tutti i suoli già vincolati, fino a quel momento di proprietà privata. Poco distante dall’anfiteatro, i recenti lavori di scavo e di recupero hanno restituito alla città un’altra importante testimonianza: un grande criptoportico che, con ogni probabilità, rappresenta la struttura portante di una fastosa villa soprastante, che per secoli ha visto stratificarsi al suo interno le tracce di diverse civiltà ed epoche storiche: oggetti ed utensili romani, barbarici, longobardi, normanni e angioini hanno incantato gli archeologici che a lungo si sono interrogati sulla funzionalità di questo bellissimo “portico criptato” che adesso torna alla luce, perfettamente inserito nell’impianto urbanistico di Alife, impossibile da sondare ulteriormente per le abitazioni che oggi lo sovrastano, ma perfettamente armonizzato con gli assi viari della città. Un grande viaggio indietro nel tempo che racconta una parte importante di storia alifana, quando l’arte del costruire non lasciava minimamente immaginare che, duemila anni dopo, ci si dovesse misurare con abusi e scempi di vario genere. Per fortuna, anche le pietre hanno una storia e, se ascoltate con la giusta sensibilità, sono in grado di raccontarla veramente tutta…
"IL FUTURO DI ALIFE E' NEL SUO PATRIMONIO "
Intervista ad Alessandro Parisi
Assessore Parisi, tanti anni di dedizione e di studio ma, finalmente, un risultato importante. D’ora in avanti questi colossali monumenti d’età romana saranno annoverati come le maggiori attrazioni del patrimonio monumentale e archeologico dell’Alto Casertano. Un momento roseo che lascia ben sperare nel futuro turistico di Alife. E’ soddisfatto? Questo è un momento del tutto eccezionale per la città di Alife, che vive un sostanziale e storico mutamento di rotta teso alla valorizzazione degli imponenti resti archeologici e ad un obiettivo prioritario, quello dello sviluppo del turismo, da estendere ai centri dell’intero territorio disteso ai piedi del Matese, la valle degli alifani, terra a cui la storia ha donato ripetutamente i segni tangibili dei suoi eventi. E’ giunta dunque l’ ora di “farsi in avanti” mostrando al mondo l’affascinante e travolgente presenza della civiltà plurimillenaria alifana, per troppo tempo abbandonata al proprio destino e misconosciuta come valore, consegnata alla cancellazione lenta e inesorabile del tempo, o ancor più gravemente agli abusi di storiche ottusità amministrative.
Come è stato possibile arrivare a questo traguardo? L’Europa è corsa in nostro aiuto con i suoi finanziamenti, elargiti nelle regioni depresse del nostro Sud tanto ricchissime di storia quanto impossibilitate per endemica ristrettezza economica a valorizzare l’immenso patrimonio culturale disseminato nelle sue terre.
Ed ora? Quali sono le reali prospettive di sviluppo turistico? E’ determinante una sola parola, sinergia, per tentare di realizzare la deviazione dei flussi turistici nella nostra area mettendo da parte diatribe politiche e campanilismi: se veramente vogliamo rinascere dobbiamo unire tutte le nostre potenzialità archeologiche, monumentali, ambientali, folkloristiche, creative, gastronomiche, artigianali e dobbiamo potenziare la ricettività alberghiera, redigendo un unico calendario coordinato di eventi su tutta l’area, differenziandolo per contenuti ambientali e storici, formando cioè un pacchetto-offerta organizzato periodicamente durante i mesi dell’ anno ,da far veicolare attraverso le agenzie turistiche.
Quali esempi di percorsi turistico-culturali è possibile realizzare a breve termine? Penso alle diverse tradizioni territoriali e culturali, quelle legate alla vita nei castelli e nelle rocche medievali: immagino rappresentazioni di vita domestica, sfilate in costume, sagre con cibi d’epoca, escursioni sulle fortezze e nei siti culturali sannitici, con l’animazione di figuranti in costume, ricostruzioni di eventi storici, pantomimiche anfiteatrali, ludi scenici.
Che tempi è possibile prevedere? Per ora stiamo ancora scavando nel ventre materno della nostra storia, perseguendo la finalità primaria: quella di restituire alle nostre terre la dignità della coscienza di un passato che è per niente trascurabile e può suggerire tante occasioni per programmare un altro futuro. |