| Corsi d’acqua e sorgenti, ricchezza del territorio, risorse che da sempre costituiscono un simbolo di prosperità per il raccolto, per lo sviluppo dell’agricoltura, per la cura del paesaggio. Non mancano di certo al Matese e all’Alto Casertano fonti di approvvigionamento idrico, anzi, proprio l’abbondanza di acque ha permesso a queste terre generose di far giungere prosperità e benessere anche in zone lontanissime della regione. Spesso la storia del territorio è stata scritta grazie alla presenza di torrenti e bacini che ancora oggi caratterizzano magnifiche aree geografiche: basta pensare, ad esempio, che a Piedimonte Matese, nel 1800, lo sviluppo industriale legato soprattutto alla produzione di cotone fu reso possibile perché il paese era, ed è, ricchissimo di acque, contando su ben due sorgenti, quelle del Torano e del Maretto. Fu anche per questo motivo, come insegna la storia locale, che lo svizzero Gian Giacomo Egg decise di impiantare qui gli stabilimenti cotonieri, portando in loco le maestranze svizzere e quindi avviando un lungo processo di osmosi culturale, andato avanti per decenni fra la comunità elvetica e la cittadina ai piedi del Matese. Scenari paradisiaci Ma le ridenti acque del Torano di un tempo sono care ai più anziani anche per i ricordi legati all’infanzia, stagione in cui il fiume che attraversava strade e piazze di Piedimonte traboccava di trote, aveva un’acqua freddissima, regalava scorci di paesaggio paradisiaci, molti dei quali rimasti cristallizzati in tantissime fotografie d’epoca, oggi ancora in circolazione. Di qui tanti angoli dimenticati, come gli antichi lavatoi comunali, alcuni dei quali ripresi e restituiti alla città dopo un attento lavoro di restauro. Negli anni, purtroppo, la risorsa acqua, soprattutto da un punto di vista paesaggistico, non è certamente stata utilizzata al meglio, anzi, è stata mortificata da una cementificazione che, in particolare a Piedimonte Matese, ha devastato l’originaria identità urbanistica della città, che oggi rappresenterebbe oro colato per gli appassionati di fotografia e per l’attrazione di un determinato target turistico: il corso del Torano, infatti, dopo la captazione delle acque da parte della Regione, è stato interamente coperto e il visitatore che giunge per la prima volta a Piedimonte non ha affatto la percezione di trovarsi in quella che è comunemente conosciuta come la “città dell’acqua”. Non solo ricordi Paesaggio e ricordi a parte, oggi l’approvvigionamento idrico sembra essere diventato un problema di non poco conto non soltanto per Piedimonte Matese, ma anche per la totalità dei comuni serviti dal Consorzio idrico Terra di Lavoro. E’ proprio di questi giorni l’ultima turnazione che ha interessato tutti i comuni e che, chiaramente, ha portato una serie di disagi nelle case di ciascuno perché se manca l’acqua, manca veramente tutto. La stragrande maggioranza della popolazione residente, tra l’altro, ignora del tutto le motivazioni che sono alla base della turnazione, oramai sempre più frequente: del resto, la domanda è legittima, perché viene realmente da chiedersi come mai, in una zona così ricca di acqua e per giunta durante un inverno piovoso come quello che sta per lasciarci, si debba essere costretti alla turnazione, manco ci si trovasse in un torrido mese d’agosto. In realtà, la destinazione delle acque provenienti dalle sorgenti Maretto e Torano è diversa: la prima sorgente alimenta i comuni del consorzio idrico, che coincidono con quelli facenti parte della Diocesi di Alife-Caiazzo; la seconda invece, serve la sola città di Piedimonte Matese. Quando le piogge sono particolarmente abbondanti e persistenti, cominciano i problemi: la falda del Maretto è superficiale a tal punto da restare intorbidita e quindi inutilizzabile, finché le situazioni metereologiche non tornano alla normalità. Di conseguenza, poiché l’acqua è un bene di tutti, in casi di straordinario intorbidamento delle acque del Maretto, interviene la sorgente del Torano: Piedimonte Matese “presta” le sue acque agli altri comuni del consorzio e quindi scatta la turnazione, sia a causa del sistema idrico (condutture ed impianti di sollevamento) sia per la stessa capacità della sorgente. Ma una domanda sorge altrettanto spontaneamente: possibile che l’uomo va sulla Luna, ma l’acqua del Maretto è destinata all’intorbidamento perenne? |