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Non solo carità, ma anche diritti e integrazione
Scendiamo in campo…coi disabili. E lo facciamo con la consapevolezza che se per noi è l’avventura di un giorno, per “loro” è una lotta quotidiana dove non è possibile mai abbassare la guardia. Da una parte la legislatura che negli anni ha provveduto ad approvare leggi che dessero diritti e dignità a persone con problemi psicomotori affinchè, laddove sia possibile, possano essere autonomi. Dall’altra un’Italia che in fatto di burocrazia sfiora di sicuro un triste primato. Ed ancora numerose associazioni nate proprio per aiutare i disabili, per sostenere i loro diritti. Ma soprattutto loro, che non si vestono mai da vittime, che hanno una gran dignità, che ringraziano sempre, anche quando viene gli viene ciò che per legge gli spetta! La sostanza dei fatti non è voler fare carità, ma è garantire la messa in opera di ciò che è stato scritto e che si legge già nella nostra Costituzione.
Bando ad ogni teoria e cavillo legislativo, ecco che cosa abbiamo “scoperto” a proposito di servizi ai disabili e barriere architettoniche in alcuni comuni campione del nostro territorio. Senza arroganza, solo un metro, una macchina fotografica e un sorriso a testimonianza che non si vuol fare la guerra a nessun assessore, a nessun direttore sanitario, ma che si vuole essere “voce che vede”.
Prima tappa, andiamo a messa: una chiesetta di campagna, eccola accanto alla scale la rampa di cemento per le sedie a rotelle. L’inclinazione è corretta (non troppo ripida); non è così ovunque, molte chiese e santuari della diocesi hanno questa carenza. Seconda tappa: il comune, anche ai disabili tocca sbrigare carte. Uno dei due comuni “sottoposti all’esame” non ha l’entrata idonea (e l’abbiamo avidamente cercata), il portone è stretto e ci sono due gradini all’ingresso, per accedere agli ufici del secondo piano non c’è né rampa, tanto meno l’ascensore. In un’altra casa comunale, invece, ci sono entrambe le strutture. Terza tappa: l’ufficio postale. Uno sembra essere accessibile per sedie a rotelle, l’altro ha la rampa all’ingresso, ma la porta è di 72 cm, impossibile entrare per una carrozzella. Ma c’è anche un’altra entrata papabile: non è possibile accedervi poiché è ostacolata da auto in sosta. Altra tappa: gli uffici sanitari in via Epitaffio (Piedimonte Matese); il primo cancello per accederviè di 76 cm, poi la rampa e la porta d’ingresso è di 76,5 cm. Abbastanza per una sedia a rotelle? Ok invece l’accessibilità al centro riabilitativo presso
la Domus
Mea.
Anche le scuole cittadine sembrano stare al passo. Insufficienza per viabilità e traffico. Parcheggi con strisce gialle sempre occupati: di colpo sono aumentati gli iscrittine gli elenchi per invalidi aventi diritto al tesserino speciale. I marciapiedi pur essendo percorribili, mancano del rientro apposito per una carrozzina. Semafori con l’acustica per non vedenti, pura fantascienza.
Albert Einstein affermava che è più facile spezzare l’atomo che un pregiudizio (leggi ignoranza). I disabili non sono solo quelli in carrozzella, ma siamo anche noi quando non riusciamo a salire una scala, a pigiare un interruttore…Noi abbiamo visto e lo abbiamo raccontato.
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