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Scuole di montagna: sindaci e presidi si confrontano

Entro il 30 Novembre i comuni decideranno gli accorpamenti degli istituti

Tempi di vacche magre per le scuole dei comuni di montagna. I tagli alla spesa pubblica cominciano dai plessi periferici, le micro scuole che non raggiungono, da sole, la soglia dei 50 alunni. Diverso discorso per gli accorpamenti fra scuole: ogni istituto nella sua interezza deve tassativamente raggiungere i 500 alunni. Di qui il nuovo piano di riassetto territoriale, che vede in prima linea soprattutto gli enti locali, i Comuni, chiamati a giocare una importante partita politica. Nasceranno anche in Alto Casertano nuovi istituti comprensivi, il numero dei dirigenti scolastici e degli ex segretari, oggi direttori dei servizi generali amministrativi (dsga) si assottiglierà, così come il numero dei docenti. Gli ultimi in graduatoria, già di ruolo, chiaramente non saranno licenziati ma saranno trasferiti in altra sede, anche distante diversi chilometri. Una serie di cambiamenti che porteranno senza dubbio una trasformazione nelle comunità territoriali della Diocesi, se in positivo o in negativo sarà soltanto il tempo a dirlo, anche se le proteste degli ultimi giorni sono state piuttosto forti. Uno degli obiettivi fondamentali del piano di razionalizzazione è il dimensionamento delle scuole autonome. Le singole istituzioni scolastiche dovranno comprendere un numero di alunni fra le 500 e le 900 unità. Si parla di deroghe per i piccoli comuni e per le realtà più disagiate del Paese, ma tutto dovrà essere scritto in sede di conversione del decreto 154. L’attuazione di questa operazione spingerà probabilmente verso la costituzione di un maggior numero di istituti di istruzione comprensivi (scuola dell’infanzia, primaria e di secondo grado) e un aumento delle pluriclassi. Secondo i dati ministeriali saranno 2590 le scuole medie e superiori con meno di 500 alunni che subiranno il ridimensionamento. A questo si aggiunge la chiusura di altri 4200 plessi con meno di 50 alunni. Variano anche i quadri orario ed i parametri per la formazione delle classi: nella scuola dell’infanzia l’orario obbligatorio delle attività educative “si svolgerà anche solamente nella fascia antimeridiana”; le sezioni di scuola dell’infanzia dovranno avere un numero massimo di 26 bambini e minimo di 18. Se non sarà possibile ridistribuire i bambini tra scuole viciniori, le eventuali iscrizioni in eccedenza saranno ripartite tra le diverse sezioni della stessa scuola, potendo arrivare fino a 28/29 unità per sezione. Per la scuola primaria le opzioni orarie settimanali saranno di 24 ore, 27 ore (con esclusione delle attività opzionali facoltative), 30 ore (compreso l’orario opzionale facoltativo). Le classi di scuola primaria avranno non meno di 15 e non più di 27 bambini (attualmente il tetto massimo è di 25 alunni). Le prime classi della scuola secondaria di primo grado saranno formate da non meno di 18 alunni e non più di 27, con possibilità di arrivare a 29 nel caso di iscrizioni in eccedenza. Nelle classi seconde e terze il numero medio degli alunni per classe dovrà essere pari o superiore a 20. L’orario obbligatorio delle lezioni, sempre nella scuola secondaria di I grado, sarà di 29 ore settimanali  rispetto alle 32 attuali. Resta confermata la possibilità del “tempo prolungato” per un orario massimo di 36 ore, “purchè in presenza di adeguate condizioni strutturali”. Un dubbio s’insinua nella mente: ammesso che ne guadagnerà il bilancio dello Stato, ci sarà qualche beneficio per le zone di montagna?

 

 

 

 

Marianna Pece

 

 



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