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IL BUON SAMARITANO
"...E SI PRESE CURA DI LUI!"  Occhi per vedere
Cuore per sentire
Mani per intervenire
Piedi per coinvolgere
CARITAS DIOCESANA DI ALIFE - CAIAZZO
LA NOSTRA STORIA
| C | come Cronaca di un inizio |
| A | come Animazione e Formazione |
| R | come Rispetto dell’altro e Ascolto |
| I | come Immigrazione |
| T | come Tangram e Policoro |
| A | come Ammalati e Disabili |
| S | come Sociale |
| C come Cronaca di un inizio La venerata memoria di S.E. Mons. Angelo Campagna, nel 1980, a causa del terremoto dell’Irpinia mi nominò Direttore della Caritas Diocesana. Fu il terremoto a stimolarci nella comprensione della natura della Caritas e della sua necessità vitale per una Chiesa che volesse uscire dal torpore per servire l’uomo disastrato ed allo sbando in quella tragedia. La partecipazione ai convegni annuali, che la Caritas Italiana puntualmente organizzava e continua ad organizzare, è stata l’occasione per me per approfondire le molteplici problematiche che si presentavano in tutta la realtà nazionale ed internazionale. Nella nostra diocesi è stato invitato a tenere la relazione sull’identità della Caritas ai sacerdoti ed ai laici il primo direttore della Caritas Italiana, Mons. Giovanni Nervo. (nella foto Mons. Giovanni Nervo al Convegno naz. a Bellaria nel 2000, da sinistra Rosanna Garofalo (la segretaria di direzione di allora, Annamaria Gregorio vicedirettore e Liana Del Muto, resp. immigrazione). Il fondamento di tutto il lavoro è stata la Parola di Dio ascoltata, pregata, incarnata nel servizio umile, costante ed a volte eroico perché di frontiera, ai più piccoli e bisognosi. Il Vicedirettore della Caritas Italiana, allora Don Bruno Frediani, tenne il ritiro mensile al clero della nostra diocesi per un intero anno sociale.Proporzionatamente al numero degli abitanti, che sono circa 63.000, la Chiesa di Alife – Caiazzo ha sempre risposto alle emergenze nazionali ed internazionali con grande generosità; molte microrealizzazioni sono state promosse insieme alle adozioni a distanza, di cui molte in Bosnia.L’avvento di fraternità e la quaresima di carità, fin dalla nascita della caritas in diocesi, furono promosse con tanta convinzione e generosità dal compianto Don Lorenzo Matarazzo, primo direttore diocesano della nostra Chiesa locale. Dopo la morte di Mons. Campagna si ebbe circa un decennio di stasi e di inerzia. Finalmente nel 1999 il nuovo Pastore, S.E. Mons. Pietro Farina, convinto che la Caritas, la Catechesi e la Liturgia formano una triade indivisibile in una costante osmosi, così come entusiasticamente fu affermato nel 1992 nel famoso Convegno di Assisi, ha voluto dare un giusto riconoscimento a questo importante munus e vede oggi potenziato l’ufficio con personale dipendente qualificato e realizzato il Centro Diocesano Caritas, inaugurato in Alife il 14 novembre 2002, alla presenza di Don Giancarlo Perego, Responsabile dell’Area Nazionale di Caritas Italiana, che, in quell’occasione, tenne la relazione ”Caritas: promozione, non assistenzialismo! Una sfida nel proprio territorio”. (nella foto Don Giancarlo Perego con il Vescovo, Mons. Pietro Farina).
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 Il centro rappresenta oggi il fulcro di tutte le attività della Caritas ed è il segno visibile dell’ impegno per tutta la nostra Chiesa locale, a far diventare ogni parrocchia comunità che crede, spera ed ama, sotto l’azione dello Spirito Santo che anima dal di dentro ogni credente ad essere testimone di Cristo risorto in ogni tempo e situazione.
Don Alfonso De Balsi - Direttore |
A come Animazione e Formazione Uno dei compiti primari e istituzionali della Caritas è quello di costituire in tutte le parrocchie le Caritas parrocchiali, intese non come gruppi caritativi di beneficenza, ma come organismi rappresentativi della Chiesa locale che promuovono la dignità della persona.
Nella nostra diocesi, da sempre, si insiste molto sulla formazione degli animatori di Caritas parrocchiali: prima secondo un percorso itinerante, da incontri nelle foranie, a quelli nelle singole realtà parrocchiali; oggi con un corso stabile a livello diocesano presso il centro in Alife; pian piano si stanno costituendo i vari nuclei di operatori. In ogni parrocchia visitata, abbiamo trovato gente motivata, piena di buona volontà, ma soprattutto disposta ad imparare che cosa sia la Caritas e a fare con noi un cammino di formazione permanente. Infatti, come in ogni campo, non ci si può improvvisare e lasciare tutto alla sola volontà, ma oggi chi ricopre il ruolo dell’animatore ha bisogno di formarsi adeguatamente, secondo i documenti e le direttive che provengono da Caritas Italiana, sapendosi muovere sul proprio territorio di appartenenza, creando “reti” con le realtà locali e diventando un intermediario qualificato per dare voce ai deboli.
Il 13 novembre 2005, nella cattedrale di Alife, il nostro Vescovo ha conferito il mandato a circa 60 animatori caritas di 14 parrocchie, che hanno frequentato il cammino ed ora si accingono a continuare l’aggiornamento. Dopo anni di “semina”, si vedono i primi frutti … I parroci vogliono la Caritas nelle loro comunità e attrezzano anche una sede adeguata, che diventa luogo di incontro degli animatori e centro di ascolto parrocchiale per le realtà locali. Anche l'Equipe diocesana ha seguito e segue corsi di formazione e di aggiornamento a livello permanente presso Caritas Italiana e presso la Delegazione regionale Caritas della Campania.
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R come Rispetto dell’altro ed ascolto silenzioso. 
Nel Centro di ascolto dei bisogni e delle povertà, si deve necessariamente agire con estremo rispetto della persona che viene a raccontare la sua storia e vuole essere aiutato. Per poter fare l’ascolto, abbiamo perfino frequentato dei corsi appositi presso la Caritas Italiana in Roma, perché non è facile sempre l’approccio con le svariate e innumerevoli casistiche di persone che possiamo incontrare: famiglie senza alcun reddito, disadattati senza lavoro, ex drogati, depressi, stressati, persone che hanno bisogno solo di una parola di conforto … Il nostro centro non fa assistenzialismo, ma di volta in volta ci rendiamo conto delle reali esigenze della persona che viene o che andiamo a trovare presso la sua abitazione; si cerca di ridare fiducia e dignità a chi ne ha bisogno, intervenendo in rete nel territorio, sia presso le parrocchie che presso gli enti locali di appartenenza, sia presso le strutture sanitarie, tutelando i loro diritti che, spesso, per mancata informazione, non si conoscono, attuando, così, la cosiddetta advocacy. Lo stile è sempre quello dell’umiltà del servizio, della Chiesa col grembiule, come diceva don Tonino Bello, che vede nell’icona della lavanda dei piedi il nostro “essere caritas”.
Il centro di ascolto diocesano ha aderito al Progetto Rete delle diocesi della Campania e al Progetto Rete dei centri di ascolto a livello nazionale di Caritas Italiana, attraverso i quali sono stati redatti Dossier sulle povertà in Campania e in Italia.
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I come Immigrazione 
Con l’avvento della Bossi-Fini, l’immigrazione nel nostro territorio, è di gran lunga aumentata. Presso la nostra sede, prima a Piedimonte e poi ad Alife, sono passati centinaia di immigrati, soprattutto per chiedere di essere aiutati legalmente per il fatidico “permesso di soggiorno”, che per loro voleva dire non solo lavoro, ma libertà e dignità ritrovata. La nostra Caritas è membro, da cinque anni, del Consiglio territoriale per l’immigrazione della Prefettura e del tavolo tecnico della Questura di Caserta, è altresì accreditata anche presso lo Sportello Unico dlel'immigrazione, nuovo organo della Prefettura. Ad ogni riunione, partecipiamo con i dirigenti della regione Campania, della provincia di Caserta, dei Comuni, delle ASL, di vari enti e delle associazioni che si occupano di immigrati; ogni volta ci si informa su tutte le procedure e le novità della legge. Lo sportello è attivo da tempo, e, durante la sanatoria, è stato anche l’unico segnalato dalla prefettura per il nostro territorio, perché competente in materia. Infatti, di solito, anche attraverso il “passaparola”, tutti coloro che hanno bisogno di essere informati, assistiti e spesso anche accompagnati personalmente in Questura, per il desiderato permesso, si rivolgono a noi, dove trovano gratuitamente tutte le informazioni legali per le procedure e quanto altro serve per poter stare in regola nel nostro territorio. E’ infatti, nello stile della caritas, ma di ogni cristiano, “stare nella legalità”. Le etnie presenti, da 5 anni a questa parte, sono per lo più rappresentate da africani (marocchini, algerini e tunisini); asiatici (indiani, filippini, cingalesi) e da tre anni circa dagli europei dei Paesi dell’Est (polacchi, russi, ucraini, moldavi, slavi, rumeni, bulgari).
Ora, a questo settore, si unisce il neo-nato Ufficio Migrantes, organismo della CEI, che si occupa della pastorale rivolta a “coloro che sono in mobilità, in particolare cattolici, ma anche favorendo lo scambio ed il dialogo interreligioso con altri popoli. I settori di sua competenza sono : Emigrati italiani all’estero, Immigrati in Italia, Rom e sinti, Lunaparchisti e circensi, Marittimi a bordo di navi. Tutte queste realtà, per la particolare tipologia itinerante del loro lavoro, rimarrebbero senza punti di riferimento per la loro spiritualità se non ci fosse tale organismo che, decentrato nelle diocesi anche straniere, si occupa della cura pastorale delle anime. Nella nostra realtà, questa dimensione è appunto collegata alla Caritas Diocesana e per ora si è occupata della pastorale per gli immigrati cattolici di rito orientale. Occorrerà lavorare insieme, anche in ambito civile, per una completa apertura ad una società multietnica, interscambiando le varie culture, nel rispetto della propria identità, portando l’annuncio e la testimonianza di un Dio d’amore che vuole che tutti gli uomini siano salvi.
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T come Tangram e Policoro 
Sono i nomi di due progetti che la CEI (Ufficio Problemi sociali e il lavoro e il Servizio di Pastorale Giovanile) ha ideato, insieme alla Caritas Italiana, per i giovani del Sud. L’obiettivo del Progetto Policoro è quello di:
* offrire alle Chiese locali strumenti e opportunità per affrontare il problema della disoccupazione giovanile in una prospettiva di evangelizzazione e di promozione umana;
* aiutare le Chiese ad interagire tra di loro con spirito di solidarietà e di reciprocità;
* stimolare le varie pastorali e le aggregazioni laicali di ispirazione cristiana a lavorare “a rete” in un’ottica di sinergia e di collaborazione reciproca.
Dopo un primo triennio presso la Caritas, il Progetto Policoro è ora presso la Pastorale Giovanile, con la nuova sede in PIedimonte Maetse, in via A.S. Coppol,a presso la curia vescovile.
Dopo
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A come Ammalati e disabili 
La Caritas in questi anni, per rispondere ad un bisogno nel territorio, ha promosso un ambito dedicato a queste fasce deboli. Vista la sensibilità e la volontà di alcune persone coinvolte di andare incontro al fratello che soffre, da operatori solitari, si sono riuniti per lavorare insieme.
E’ dal 2000 che le vie degli operatori “sparsi” si sono incrociate e, malgrado le immancabili difficoltà, hanno dal nulla dato vita ad un piccolo gruppo di volontari che ha cercato di donare qualche momento di attenzione, conforto, solidarietà, serenità gioiosa ai fratelli diversamente abili. Sono stati coinvolti nel pellegrinaggio giubilare diocesano a Roma; hanno partecipato all’udienza per i disabili e gli ammalati che il Santo Padre Giovanni Paolo II tenne in Piazza San Pietro il 23 ottobre del 2001.
Sono state organizzate celebrazioni liturgiche in Avvento e in Quaresima, momenti di festa in pizzeria e alcune gite in località turistiche. Ma le esperienze più belle e più toccanti sono state vissute a Loreto nel 2002, nel 2003 e nel 2005. E’ proprio a Loreto, durante il primo pellegrinaggio, che si è scoperto la bella e santa figura del servo di Dio Giacomo Gaglione. Egli ha fondato l’opera “Apostolato della sofferenza” e lui, che era un disabile immobilizzato su un letto di dolore, ha saputo fare della sua sofferenza un dono di amore a Gesu’ crocifisso, alla Chiesa e agli uomini. E’ stato S.E. Mons. Farina, pellegrino anche lui a Loreto, che ha fatto scoprire questo autentico cristiano che ha sorriso al dolore e ha speso la sua vita a confortare gli ammalati e i disabili come lui. Nacque, così, l’idea di intitolare il piccolo gruppo a chi tanto degnamente rappresenta i nostri fratelli disabili: dal 19 dicembre 2004 esiste il “Gruppo Volontari di Giacomo Gaglione”, che collabora e coopera anche con le realtà già esistenti sul territorio nell’ambito della disabilità, in particolare con l’Associazione AVAH (Ass. Volontari Assistenza Handicappati) Sannio con sede in San Potito Sannitico e l'Associazione "Umanità Nuova" di Dragoni. Da poco tempo si è ufficialmente costituita l'Associazione Volontari di Giacono Gaglione, che ha una sua identità giuridica.
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S come Sociale/p> 
Per iniziare un discorso di advocacy, di tutela dei diritti, per poter dare aiuto concreto a chi lo chiede e soprattutto per poter svolgere il compito di segretariato sociale che la Caritas offre, è necessario essere preparati. Per questo scopo, alcuni giovani della diocesi hanno frequentato, per volontà del Vescovo, un corso triennale presso una Scuola di formazione all’impegno sociale e politico. Si sta costituendo anche un ufficio studi sulle politiche sociali, in collaborazione con l’Ufficio diocesano per i problemi sociali e il lavoro. Per assumere iniziative razionali ed efficaci non si può, però, prescindere dalla conoscenza del territorio. A questo scopo è sorta l’iniziativa denominata “L’occhio sul territorio”, che prevede una visita ai Sindaci dei 24 comuni della diocesi, per sentire dalla loro viva voce la situazione riguardo alle politiche sociali, ai servizi sociali offerti, all’associazionismo e ad altre iniziative locali.Ricevuti dai Sindaci in persona e, a volte, dai vicesindaci e dagli assessori alle politiche sociali, l’accoglienza nei comuni è stata sempre cordiale e l’incontro ha consentito di scoprire realtà molto importanti. Si è, insomma, iniziato un cammino di collaborazione reciproca. Impegno sociale non solo nel proprio territorio, ma anche partecipando ad iniziative a livello interdiocesano, nazionale ed internazionale, per creare una mentalità della cooperazione, dello sviluppo sostenibile, dell’attenzione all’ambiente, della corresponsabilità del cristiano in ogni situazione. La Caritas diocesana di Alife – Caiazzo, con sede in Alife, come portavoce della gente del proprio territorio in campo ecclesiale, ma anche sociale, partecipa :
1. agli incontri del GAL (Gruppo di Azione Locale) - Alto Casertano
2. agli incontri pubblici dell’Ambito C6 per la legge 328/2000
3. al Consiglio Territoriale per l’immigrazione della Prefettura di Caserta
4. al Tavolo tecnico per l’immigrazione della Questura di Caserta
5. al tavolo dello Sportello Unico per l’Immigrazione
6. alle Conferenze Provinciale e Regionale sull’immigrazione
7. ai seminari e agli incontri del MoVi regionale (Movimento del volontariato italiano)
8. nel 2004 al tavolo delle politiche sociali di Caritas Italiana a Roma
9. nel 2004 al Coordinamento Nazionale Salute mentale di Caritas Italiana in Roma
Su invito di Caritas Italiana, ha partecipato con una rappresentante al 3° tavolo europeo del People In Poverty (PIP) – persone in situazione di povertà - tenutosi a Bruxelles nel maggio 2004, organizzato dalla commissione europea durante la Presidenza irlandese dell’Unione Europea.
Dal 2005 collabora con la UOSM di Piedimonte Matese e con l'ASL CE per varie iniziarive..
Dal 2007 è accreditata presso la Questura e lo Sportello Unico per l'Immigrazione diella Prefettura di Caserta.
Dal 2008, per volere di S.E. Mons. Farina, è socio fondatore e membro del Consiglio direttivo dell'Ass. Movimento e Centro per la vita "S. GIanna Beretta Molla" di Piedimonte Matese, federato a livello nazionale con il Movimento per la vita, sostenendone alcune attività; e mebro del Consiglio Direttivo dell'Ass. "Volontari di Giacomo Gaglione" di Piedimonte Matese.
Fà strada ai poveri senza farti strada (Don MIlani)
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