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VIENE DALLA SARDEGNA IL NUOVO DIRETTORE DI CARITAS ITALIANA

Il Consiglio Permanente della CEI ha nominato alla guida di Caritas Italiana mons. Francesco Antonio Soddu, della diocesi di Sassari. “Con spirito di timore, ma anche di abbandono e di fiducia inizio questa nuova avventura sentendomi, come Abramo, sradicato dalla mia amata terra-diocesi per continuare il servizio di ministro in altro posto, ma sempre nell’unica amata Chiesa di Cristo”.
Così mons. Francesco Antonio Soddu ha commentato a caldo la notizia della sua nomina a direttore di Caritas Italiana. Mons. Soddu, 52 anni, ordinato presbitero nel 1985, dal 1997 è parroco della cattedrale di Sassari e dal 2005 è direttore della Caritas diocesana di Sassari. Ha compiuto gli Studi teologici presso la pontificia Facoltà Teologica della Sardegna. Succede a mons. Vittorio Nozza, che ha diretto Caritas Italiana dal 2001 ad oggi. A nome della Presidenza, il presidente di Caritas Italiana, S.E. Mons. Giuseppe Merisi, interpretando i sentimenti di tutti gli operatori e collaboratori, ha dato il benvenuto al nuovo direttore, esprimendo nel contempo un sentito ringraziamento a don Nozza per la competenza con cui per quasi 11 anni ha guidato Caritas Italiana, accompagnandola oltre il traguardo dei 40 anni, in percorsi pastorali a servizio delle chiese che sono in Italia e nel mondo, nel rispetto del suo ruolo prevalentemente educativo, capace di far passare, attraverso i fatti e le opere, il Vangelo della carità di Dio.


BREVE BIOGRAFIA DI MONS. SODDU
Soddu mons. Francesco Antonio
Nato a Chiaramonti (SS) il 10.10.1959
Ordinato presbitero il 24.04.1985 nella Cattedrale di Sassari
Studi teologici presso la pontificia Facoltà Teologica della Sardegna (Baccalaureato in Sacra Teologia e Licenza in Teologia Pastorale).
Incarichi ricoperti
Vice Rettore del Pontificio Seminario Regionale Sardegna dal 1985 al 1987.
Vice Rettore del Seminario Diocesano di Sassari dal 1987 al 1996;
Direttore Centro Diocesano Vocazioni dal 1987 al 2005;
Assistente Gruppo Scout AGESCI Sassari 3 dal 1997 ad oggi;
Canonico del Capitolo Turritano dal 1998 ad oggi;
Membro del Consiglio Presbiterale Diocesano dal 1999 ad oggi e Segretario dello stesso dal 1999 al 2005;
Membro del Concilio Plenario Sardo nella terza sessione;
Componente del Comitato Diocesano per il Giubileo del 2000;
Assistente Diocesano di Azione Cattolica Italiana Settore Giovani dal 1998 al 2005;
Segretario Generale del Congresso Eucaristico Diocesano 2003;
Direttore Diocesano Centro di Pastorale Giovanile dal 1994 al 2005 ;
Componente del Collegio Diocesano dei Consultori dal 2005 al 2011;
Direttore Caritas Diocesana dal 2005 ad oggi ;
Direttore Ufficio Diocesano Migrantes dal 2011 ad oggi;
Parroco della Cattedrale di Sassari dal 1997 ad oggi.
Roma, 27 gennaio 2012 .





35° CONVEGNO NAZIONALE DELLE CARITAS DIOCESANE - 40 ANNI DI AMORE

"La Chiesa che educa servendo la carità" è stato l'emblematico titolo del convegno nazionale, prendendo spunto dalla frase evangelica di Marco: «… Si mise ad insegnare loro molte cose» (Mc 6,34). Tenutosi a Fiuggi, idal 21 al 23 novembre uu.ss., ha ospitato oltre 600 tra partecipanti e relatori, per concludere, attraverso le testimonianze dei primi fondatori e promotori della CARITAS ITALIANA, il quarantesimo anno di costituzione. Paolo VI, pontefice illuminato, la istituì nel 2 luglio 1971, per trasformare il senso di "carità" che aleggiava nella Chiesa del tempo: non più assistenzialismo ed elemosina o beneficenza, ma promozione dell'uomo e funzione pedagogica, per insegnare a fare amare il prossimo. Numerosi e tutti interessanti i relatori che si sono avvicendati, ma su tutti merita di essere ricordata la testimonianza di Mons. GIOVANNI NERVO, primo presidente di Caritas Italiana a cui Paolo VI affidò l'organismo, che ha rilasciato una piacevole e sentita intervista, all'inviato di Avvenire, Paolo Lambruschi, che val la pena di riportare integralmente.

FUNZIONE PEDAGOGICA E PROFONDA SPIRITUALITA’ PER ESSERE PROFEZIA

1)Perché 40 anni fa Paolo VI sollecitò la Cei a dar vita a un proprio organismo che coordinasse le attività caritative e assistenziali della Chiesa?

La Caritas nasce dal Concilio, come strumento di rinnovamento nella vita della Chiesa. Paolo VI nel primo convegno delle Caritas diocesane ci disse: “Non è concepibile che il popolo di Dio cresca secondo lo spirito del Concilio Vaticano II se tutti i membri della comunità cristiana non si fanno carico dei bisogni e delle necessità degli altri membri”. Prima della Caritas in Italia c’era stato per oltre trent’anni un grande organismo caritativo e assistenziale, erogatore di beni e servizi, la Pontificia Opera Assistenza (POA); era dipendente dalla Santa sede, riceveva gli aiuti dai cattolici americani ed era lo strumento della carità del Papa per la Chiesa italiana. Nel periodo della guerra e del dopoguerra fu provvidenziale per la Chiesa italiana. La POA era organizzata e guidata da un grande apostolo della carità, mons. Ferdinando Baldelli, che forse la Chiesa italiana ha dimenticato troppo presto e che in questo quarantesimo è giusto e doveroso ricordare. Cambiata in Italia la situazione, Paolo VI nel 1970 sciolse la POA e sollecitò la CEI a darsi un proprio organismo pastorale per promuovere e coordinare l’attività caritativa nella Chiesa italiana. Così nacque la Caritas.

2)Qual era il clima di quegli anni e che cosa cambiò culturalmente nella Chiesa dopo la nascita della Caritas?


Il clima era di chi era abituato a ricevere ed era poco educato a dare. Ricordo che una volta andai da un vescovo che era stato incaricato dalla sua Conferenza episcopale di seguire l’avvio delle Caritas diocesane nella sua regione, andavo per chiedergli suggerimenti su come si potevano aiutare le diocesi a istituire e avviare le Caritas diocesane. Mi chiese: “Che cosa ci date?”. “Nulla, eccellenza”, gli risposi. “E allora perché ci siete?”. Occorreva evidentemente un profondo cambiamento culturale. Fu provvidenziale e profetico l’indirizzo che ci diede Paolo VI nel primo convegno nazionale delle Caritas diocesane, quando ci indicò la prevalente funzione pedagogica della Caritas.


3)Come venne accolta dalla gente comune e dalla comunità cristiana?


La gente comune capì subito il messaggio: era quello che aspettava dalla Chiesa. Un segnale provvidenziale ci giunse mentre stavamo per iniziare, alla Domus Mariae, il primo convegno nazionale. Mi si avvicinò una signora anziana, vestita dimessamente, che mi consegnò una busta con la somma di 1.200.000 lire: erano gli arretrati della sua pensione sociale. Anche le comunità parrocchiali cominciarono a cogliere il messaggio, cioè la prevalente funzione pedagogica della Caritas. Ricordo il modo esemplare con cui una Caritas parrocchiale di Lucca promosse nella sua comunità l’avvento di fraternità. Fece anzitutto alla comunità una proposta molto forte di condivisione fondata sulla parola di Dio. Significativa poi, ed esemplare, la destinazione delle offerte raccolte. Ne fecero cinque parti: una parte per i poveri della propria parrocchia, una parte per i poveri di una parrocchia più povera di periferia, una parte per un fondo assistenziale della diocesi, una parte per una microrealizzazione per il terzo mondo, una parte per i poveri di una comunità valdese presente in città. Ecco un modo esemplare con cui una Caritas diocesana aveva attuato la prevalente funzione pedagogica.

4)Quali furono a suo avviso i momenti che fortificarono la Caritas che muoveva i primi passi?


Quando la CEI ci incaricò di avviare la Caritas - eravamo tre sacerdoti: mons. Salvi, mons. Muratore e io come capocordata – ci chiedemmo: come faremo? Ci diedero coraggio due pensieri: la Chiesa è di Dio, se Dio vuole la Caritas ci aprirà la strada. L’altro pensiero: potevamo lavorare insieme. In realtà il Signore ci ha condotti per mano. Nel momento in cui nel quarantesimo della Caritas facciamo memoria del passato, ricordo alcuni fatti che sono stati determinanti per l’impostazione a l’avvio della Caritas Italiana.

a) Anzitutto il citato discorso di Paolo VI al primo convegno nazionale delle Caritas diocesane (settembre 1972). Ero andato dal maestro di camera, mons. Monduzzi, poi cardinale, per chiedere l’udienza del Papa. Mi chiese a bruciapelo: “Che cosa desiderate che vi dica il Papa?”. Preso alla sprovvista, improvvisando, gli dissi: “Che ci illustri e commenti lo statuto che ci aveva dato la CEI”. Il Papa allargò gli orizzonti e approfondì i contenuti e ci diede l’interpretazione autentica più autorevole di quello che il Signore ci chiedeva. con il progetto della Caritas. Quel discorso di Paolo VI fu per noi il sostegno più forte nel nostro lavoro. lo penso che tutte le persone che assumono compiti e responsabilità nella Caritas, a tutti i livelli, nazionale, diocesano, parrocchiale, dovrebbero conoscerlo e meditarlo bene, perché anche oggi è pienamente attuale. b) Un altro momento fondativo, meno conosciuto, fu un ritiro che padre Pelagio Visentin, monaco benedettino di Praglia, teologo biblista, tenne ai delegati regionali sui fondamenti teo-logici e biblici del nostro lavoro. Quelle riflessioni sono state pubblicate dall’editrice Ave (1995) con il titolo “Vivere nella carità”. Le scorse settimane ne ho fatto oggetto di meditazione e ho trovato quei contenuti attualissimi e fondamento sicuro di speranza. Nel quarantesimo della Caritas italiana proporrei di farne omaggio a tutti i responsabili della Caritas. Padre Pelagio ci ricordava che la Chiesa è istituzione e mistero. La Caritas, organo pastorale della Chiesa, si presenta come Chiesa istituzione, ma la sorgente della sua vitalità ed efficacia è nel mistero della presenza di Cristo e dell’azione dello Spirito Santo che anima la sua Chiesa.
c) Fu poi per noi provvidenziale la presenza alla CEI del segretario generale mons. Enrico Bartoletti, che ci aiutò a superare alcune difficoltà iniziali nei rapporti con la CEI, che forse aveva dato vita alla Caritas italiana più per fedele obbedienza a Paolo VI, che l’aveva fortemente voluta, che per propria maturata convinzione e vedeva forse questo figlio crescere un po’ troppo in fretta. In realtà furono provvidenziali anche queste iniziali resistenze della Cei, perché ci aiutarono ad evitare il pericolo, ed era quello che giustamente temeva la Cei, che si riproducesse il fenomeno della POA come grande ente assistenziale. d) Anche le grandi calamità, nelle quali la Caritas italiana fu sempre prontamente presente, furono uno stimolo provvidenziale per aiutare le comunità cristiane ad aprirsi alla sofferenze del mondo e a fare esperienza dì condivisione e di accoglienza; penso ad esempio ai gemellaggi con le comunità colpite dal terremoto del 1976 in Friuli e all’accoglienza dei profughi vietnamiti negli anni ottanta.

5)Cosa comportò il servizio civile degli obiettori di coscienza in Caritas? Che cosa ha dato al Paese?


Il servizio civile degli obiettori di coscienza fu una grande esperienza di educazione alla pace e alla lotta contro la povertà e l’esclusione sociale, che lasciò un segno nella formazione e nella vita: furono molti, oltre 100.000. Quell’esperienza potrebbe essere recuperata, almeno parzialmente, anche oggi nel servizio civile volontario, se usato e organizzato bene. Purtroppo la crisi economica ha tagliato le risorse per questo servizio, oppure chi deve gestirle preferisce destinarle alla mini-naia, per istruire ad usare le armi: è una cosa che non possiamo non denunciare come uno scandalo.

6)E oggi la Caritas è in grado di contribuire al ricambio della classe dirigente, non solo di quella politica, in Italia?

La Caritas può contribuire al ricambio della classe dirigente promuovendo, formando e coltivando l’esperienza di un volontariato autentico, che sappia trasmettere i valori di servizio, di gratuità, di promozione umana che sperimenta nel servizio di volontariato anche nella normale attività professionale, sindacale, politica, amministrativa.

7) Nei tempi non facili che ci attendono come declinare la sfida dell’opzione preferenziale per i poveri da parte della Chiesa?


L’opzione preferenziale dei poveri è l’obiettivo e la qualifica specifica della Caritas. Quando la Cei, in obbedienza a Papa Paolo VI, decise di istituire la Caritas, ci fu discussione all’interno del Consiglio permanente della Cei. Il cardinale Pellegrino, arcivescovo di Torino, non era del tutto favorevole perché, diceva: il compito di far crescere la carità nella Chiesa è compito di tutta la Chiesa e di tutti gli organismi pastorali e non può essere delegato ad una istituzione come la Caritas. Questa provvidenziale riflessione del cardinale Pellegrino aiutò a mettere in evidenza nello statuto la finalità specifica della Caritas: “Promuovere la testimonianza della carità della comunità ecclesiale italiana con particolare attenzione agli ultimi’’. Ciò vuoi dire farsi voce dei poveri all’interno della Chiesa e nella società civile. Anche il rapporto annuale che ogni anno la Caritas fa in collaborazione con la Fondazione Zancan sulla povertà ed esclusione sociale, adempie proprio a questo scopo. Farsi voce dei poveri certamente vuoi dire sollecitare, promuovere e organizzare l’assistenza nei momenti dì grave calamità, come nelle recenti alluvioni, ma anche tutelare i diritti dei poveri. È significativo il titolo che Caritas e Fondazione Zancan hanno dato al Rapporto 2011 su povertà ed esclusione sociale in Italia: “Poveri di diritti”, che è un fedele riscontro all’insegnamento del Concilio, che nel decreto sull’apostolato dei laici ripete quello che già aveva detto la Quadragesimo anno: non dobbiamo dare come carità quello che è dovuto per giustizia. Farsi voce della dignità e dei diritti dei poveri significa anche che, di fronte ad una situazione in cui in Italia 8 milioni di cittadini, il13% della popolazione, si trovano in povertà relativa, e fra questi 3 milioni vivono in povertà assoluta e il 25% della popolazione vive a rischio di povertà, non sì può consentire che una persona allora responsabile come l’ex presidente del Consiglio, in una conferenza stampa internazionale, dica che in Italia c’è l’abbondanza e i ristoranti sono pieni e gli aerei hanno tutti i posti esauriti. Espressioni del genere sono una offesa alle sofferenze e alla dignità dei poveri. Il tema trova spazio anche nella tavola rotonda di questa sera, in cui, di fronte al tema della solidarietà e sussidiarietà viene posta la domanda: “Che ne sarà di noi poveri?”. Se la Caritas italiana nel suo quarantesimo anno di vita ponesse le istituzioni competenti e responsabili di fronte al problema dell’impoverimento e le sollecitasse a formare un piano serio ed efficace contro la povertà, non sarebbe anche questo profezia?

8)Quale raccomandazione lascerebbe alla Caritas per i prossimi quarant’anni?

Mantenere sempre fedeltà all’indirizzo dato da Paolo VI alla Caritas: la sua prevalente funzione pedagogica, sia in rapporto al mondo ecclesiale, come a quello civile. È fondamentale la pedagogia dei fatti: senza i fatti la pedagogia diventa ideologia astratta e inefficace. Ma i fatti possono assorbire talmente le attenzioni e le energie da far dimenticare la prevalente funzione pedagogica della Caritas. È il rischio da cui difendersi con la riflessione, lo studio, la meditazione. Per questo mi sono permesso di indicare e suggerire lo studio e la meditazione sul discorso del Papa del 1972 e le riflessioni teologiche e bibliche di padre Pelagio Visentìn nel volumetto “Vivere nella carità”. Solo con una profonda spiritualità la Caritas può continuare a cogliere i segni dei tempi ed essere profezia.




LIBANO 2010 – IL NUOVO IMPEGNO DELLA CARITAS DIOCESANA


Come due anni fa (vedi iniziative), anche stavolta la Caritas ha risposto all’appello di solidarietà, proposto dalla Brigata Garibaldi di Caserta, in partenza per il Libano. Il Progetto CIMIC (CIvil MIlitary Cooperation) chiede la collaborazione delle associazioni e delle istituzioni del territorio, per realizzare in terra di missione di pace la possibile ricostruzione, ristrutturazione e promozione umana, così come prospettata dall’ONU. E così, nella mattinata del 1 aprile, i Militari dell’8° Reggimento Bersaglieri hanno caricato, presso la nostra sede in Alife (nella foto con il Direttore Don Alfonso De Balsi e il Maresciallo Riccio), il seguente materiale: lavagna con accluso materiale di gessi e cancellini; carrozzella per disabili; gioco basket per interno o esterno con pallone; televisore con telecomando; 31 colli di abbigliamento nuovo per uomo-donna-bambino; 36 colli di scarpe nuove per uomo-donna- bambino, tutti recante l’ etichetta con il nominativo della Diocesi di Alife-Caiazzo e del contenuto, sia in italiano che in francese. Un semplice gesto di concretezza e vicinanza, a nome del territorio matesino, alle fasce deboli libanesi, seguite dalla Brigata Casertana. Buona partenza e soprattutto PACE a voi!




UNA PICCOLA DIOCESI DI 63.000 ABITANTI DAL GRANDE CUORE !


La Comunità Diocesana di Alife – Caiazzo, sensibilizzata dai suoi Parroci, ha espresso grande vicinanza alle popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo, inviando alla Caritas Italiana, tramite la Caritas Diocesana e il suo Direttore Don Alfonso De Balsi, la somma di euro 24.000, raccolta in tutte le parrocchie nella data del 19 aprile u.s. Un generoso gesto in un periodo di forte crisi economica. Un grazie veramente di cuore a tutti coloro che si sono prodigati per questa iniziativa e soprattutto ai Sacerdoti, che hanno stimolato i fedeli alla solidarietà e all’amore per il prossimo.


UN PARTICOLARE GRAZIE ALLE PARROCCHIE PIU' SOLIDALI


PARROCCHIA SPIRITO SANTO - PIANA DI MONTE VERNA : 3.381,50 euro - PARROCCHIA SANTA CROCE - CASTELLO DEL MATESE: 2.345,00 euro - PARROCCHIA MARIA SS. ASSUNTA - CATTEDRALE - ALIFE: 2.286,51 euro - PARROCCHIA SAN GIOVANNI BATTISTA - LETINO: 2.000,00 euro - OPERE SALESIANE - PIEDIMONTE MATESE: 1.700,00 euro - PARROCCHIA AVE GRATIA PLENA - PIEDIMONTE MATESE: 1.661,00 euro - PARROCCHIA SANTA CRISTINA - FORMICOLA: 1.331,15 euro - PARROCCHIA SAN GIOVANNI AP. ED EV. - AILANO : 1.270,00 euro - PARROCCHIA MARIA SS. DELLE GRAZIE - S. GREGORIO MATESE: 1.200,00 euro - PARROCCHIA S. CATERINA V. E M. - S. POTITO SANNITICO: 1.100,00 euro - PARROCCHIA S. MARIA MAGGIORE - PIEDIMONTE MATESE : 1.000,00 euro


Le altre parrocchie: Alife (S. Michele arcangelo: 240 euro; Totari - S. Giovan Giuseppe della Croce: 50 euro); Alvignano (S. Nicola di Bari e S.Sebastiano: 275 euro); Caiazzo (Maria SS. Assunta concattedrale: 700 euro; San Nicola de Figulis: 520 euro; SS.Giovanni e Paolo: 220 euro; Capp. S. Nicola: 100 euro); Calvisi (Maria SS. del Carmine: 80 euro); Castel di Sasso (S. Biagio e S. Maria di Costantinopoli: 100 euro; S.Maria Assunta e S. Pietro: 120 euro); Dragoni (S. Biagio,/S. Andrea: 200 euro); Liberi (S.Maria Assunta: 47 euro); Marciano Freddo (Maria SS. del Carmine: 125 euro); Piedimonte Matese (Monastero S. Benedetto: 200 euro; SS. Marcello e Michele: 500 euro); Pontelatone (S. Maria dell'Orazione: 250 euro); Prata Sannita (Convento dei Padri Servi di Maria: 25 euro); Treglia di Pontelatone - Maria SS. del Carmine: 185 euro); Raviscanina (Santa Croce: 372 euro); Ruviano (S. Leone Magno: 60 euro); Sant'Angelo d'Alife (S. Maria della Valle/S. Nicola: 150 euro);Valle Agricola (San Sebastiano: 105 euro); Villa Santa Croce di Piana di M.V. ( San Nicola di Bari: 160 euro)

Non solo aiuti economici, ma anche nell’emergenza del sisma, nella settimana di Pasqua, alcune parrocchie e privati, sempre sensibilizzati, tramite la Caritas, dai propri parroci, hanno partecipato alla raccolta di materiale di prima necessità, effettuata presso i Salesiani, in collaborazione con il Comune di Piedimonte Matese, la Comunità Montana del Matese e la Protezione Civile, inviata direttamente al Centro di smistamento per il terremoto.


Un altro impegno di grande rilievo è stata la presenza, per ben due mesi e mezzo, per volontà del Vescovo Mons. Farina, di don Armando Visone tra gli sfollati di Bagno, inviato come sacerdote coordinatore dei volontari Caritas per la Campania. In tutto questo tempo, ha ben saputo rappresentare la Chiesa diocesana, regionale e locale, dando prova di obbedienza, sacrificio e di fattiva e generosa operatività pastorale e spirituale, diffondendo in tutti buonumore, sorrisi e speranze per l’avvenire.


Si ricorda anche del gemellaggio, che intercorre già da due anni, fra il capoluogo di L’Aquila ed il Comune di Sant’Angelo d’Alife con la sua Parrocchia S. Maria della Valle; in più riprese, la città con gli Amministratori, il Parroco e loro collaboratori hanno effettuato varie donazioni, anche di arredi liturgici per la Chiesa abruzzese; e tra i volontari nei campi di Bagno sono stati presenti anche due giovani della città, Nino Visone e Francesco Salzano De Luna, rispettivamente fratello e cugino di don Armando, che hanno collaborato con tanto slancio e disponibilità, insieme agli altri, dando prova della loro giovanile generosità.


UN GRAZIE VERAMENTE DI CUORE … Ed ancora, come segno di coinvolgimento e di animazione, prima di partire abbiamo chiesto la collaborazione di alcuni commercianti. Infatti, da Don Armando avevamo saputo che gli Abruzzesi abitanti nel campo di Bagno, dove saremmo andati, avrebbero voluto assaggiare le nostre buone mozzarelle. E così lo abbiamo chiesto ad alcuni caseifici della nostra diocesi che, a gara, ci hanno regalato l’ottimo prodotto, tanto da offrirlo a trecento persone. Pertanto ringraziamo, anche a nome loro, per la generosa ed abbondante donazione la DITTA PONTECORVO di Alvignano ed anche la DITTA IL CASOLARE di Alvignano, la DITTA LA PERLA e la DITTA PERRELLA entrambe di Alife.

Un bel gesto di solidarietà …gastronomica !


… ANCORA GRAZIE … Abbiamo chiesto, inoltre, ad alcune cartolerie dei comuni di nostra residenza (Piedimonte, Alvignano e San Potito) di regalarci alcuni materiali, per realizzare un campo-scuola per l’oratorio con i ragazzi delle tendopoli. L’invito è stato accolto con entusiasmo e in abbondanza; infatti c’era tanta bella roba che non solo è servita ai nostri scopi per i quindici giorni di attività con i bambini, ma è anche avanzata, conservandola in due grossi scatoli, lasciati al campo. Nella foto, il direttore Don Alfonso De Balsi (venuto in visita) fa dono dei materiali, a nome della diocesi, alla scuola di Bagno (allestita nella tenda bianca alle spalle), consegnandoli ufficialmente alla Signora Capo campo responsabile della Protezione civile (che in questa fase rappresenta la città), alla presenza del diacono Francesco D’Alfonso, coordinatore per il Triveneto. Un grazie veramente di cuore per la grande generosità dimostrata va, in particolare, al
CENTRO COPIE LA FASIANA di Piedimonte Matese, a IL TEMPIETTO di Anna La Vecchia di Alvignano e alla cartoleria ANGELA ANTONUCCI di San Potito. Un ringraziamento speciale va anche ad altre cartolerie: L’ANTICO EMPORIO di Maria Onorii, TUTTO PER LA SCUOLA di Remo Caprarelli, ATZENI, BOCCHETTI di Rosa Bocchetti di Piedimonte Matese; DI RIENZO snc, EMPORIO G. MARCUCCI di Alvignano; OFFICE POINT di Silvana Fragola di Alife.


Insieme si può dare di più !

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15 GIORNI D'AMORE - LA CARITAS DIOCESANA AL RITORNO DALL'ABRUZZO ...


"Nell’esprimere attenzione e solidarietà nei confronti delle realtà colpite dal sisma, le Delegazioni regionali Caritas dovranno acquisire sempre più lo stile della “compagnia” e della “condivisione” … Il desiderio di esprimere la propria vicinanza e solidarietà acquista una visibilità più tangibile attraverso la presenza fianco a fianco. In questo modo si vuole rendere presente non solo il sostegno morale ed economico, ma soprattutto il legame fraterno che interpella e ci spinge ad essere là dove l’uomo è stato ferito ... La nostra presenza è anzitutto una testimonianza di Chiesa, insieme siamo chiamati ad essere luce nelle e per le nostre comunità di appartenenza e nelle comunità gemellate, per incarnare il passo di Luca : … si avvicinò e camminava con loro".


Salvatore Di Chello e Leonard Taddeo da San Potito Sannitico, Carolina Maturi da Alvignano e la sottoscritta da Piedimonte Matese partono il 25 pomeriggio per la meta stabilita.


Il reportage, distribuito ai parroci e agli operatori pastorali in cattedrale il 13 ottobre scorso, vuole rendervi partecipi della nostra esperienza in terra abruzzese, un pezzo di vita condiviso con altri, riassunto in poche parole: quindici giorni d’amore!


Annamaria Gregorio – vicedirettore


(alcuni articoli continuano in: Inziative)




INCONTRO DEL NOSTRO VESCOVO CON GLI ANIMATORI DELLE CARITAS PARROCCHIALI

Un’affollata assemblea, presso la sede diocesana di Alife, ha accolto con piacere il nostro nuovo Vescovo, S. E. Mons. Valentino Di Cerbo che, per la prima volta, ha incontrato gli animatori delle caritas parrocchiali, per ascoltarli e raccogliere le loro esperienze. Dopo la preghiera del Padre Nostro, una veloce presentazione da parte di ciascun partecipante, una rapida illustrazione del lavoro svolto dalla Caritas diocesana e della formazione fatta negli ultimi anni agli operatori, la parola è passata al Vescovo che ha preso spunto dall’Inno alla carità di San Paolo. Ogni cristiano, per il solo fatto di essere battezzato, ha in sé la triplice dimensione di Profeta, Sacerdote e Re, come Gesù. Dunque catechesi, liturgia e carità, che si completano a vicenda. L’animatore della carità, espressione di una Chiesa “del servizio” agli ultimi, deve formarsi per fare e far fare, nella propria parrocchia, stimolando e sensibilizzando la comunità all’amore vicendevole. La carità è benigna, è paziente, non si gonfia, non si vanta e così in avanti, come continua il significativo passo paolino: ogni accezione diventa una qualità per il cristiano da seguire, in particolare per l’animatore caritas. Il Vescovo ha soprattutto informato tutti che, per qualificare l’esistente, sarà necessario che tutte le parrocchie abbiano la caritas, perché una chiesa locale senza questa dimensione (insieme alla catechesi e alla liturgia) sarebbe claudicante e quindi incompleta. Non è possibile avere solo catechisti o membri della liturgia, senza l’ambito caritativo, perché si verrebbe meno alle aspirazioni conciliari. Dunque l’auspicio, dopo un interessante dibattito, rimane quello di riaggiornare le caritas esistenti con una formazione permanente, e di cominciare a costituire la caritas parrocchiale, secondo le indicazioni nazionali, lì dove manca, per continuare ad essere “Chiesa” che annuncia, celebra e testimonia Cristo nel suo quotidiano.


DALLA NOSTRA DIOCESI UN SALUTO ED UN SENTITO "GRAZIE" A MONS. VITTORIO NOZZA

Il 7 marzo 2011, nella nostra realtà diocesana, si è avuta la partecipazione del Direttore della Caritas Italiana, Mons. Vittorio Nozza, per l’incontro di Formazione, tenutosi al mattino per il Clero, presso la Sala Multimediale del Seminario Vescovile in Piedimonte Matese; al pomeriggio per Laici Animatori delle caritas parrocchiali, presso il Salone Multimediale del Centro Diocesano Caritas in Alife. E’ la terza volta che Don Vittorio ci ha onorato della sua presenza, durante il suo lungo periodo di direzione dell'organismo pastorale. Ha già tenuto incontri con il clero e con i laici, a gennaio del 2002 e nel novembre del 2006. Sessanta anni, di Bergamo, ordinato sacerdote nel 1973; dopo anni di lavoro sul territorio, nel 1986 viene nominato direttore della Caritas diocesana di Bergamo, fino al 1998. Poi approda a Roma, in Caritas Italiana, come Responsabile dell’Area Nazionale. E, dal 2001, ne è stato il Direttore. Rieletto dai Vescovi italiani nel 2006, ora, dopo aver portato a conclusione brillantemente il Quarantesimo di Caritas Italiana, ha finito il suo mandato, non più rieleggibile. Ringraziandolo di cuore per il proficuo lavoro, svolto a livello nazionale, in questo decennio, gli formuliamo sinceri e cordiali auguri di un longevo e sempre più fruttuoso e provvidenziale cammino, nella vigna del Signore! Ad majora, don Vittorio!




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