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La Storia

La diocesi di Alife-Caiazzo ha avuto origine nel 1978, allorquando la Santa Sede provvide a unire le due preesistenti circoscrizioni ecclesiastiche in persona episcopi, nominandone reggente il vescovo Angelo Campagna. Per lungo tempo e fino a quell’anno le due antiche Diocesi erano state in regime di Amministrazione Apostolica: rispettivamente, Caiazzo con Capua ed Alife con Caserta.

Dal 27 settembre 1986, poi, all’interno di un più vasto programma di riorganizzazione delle diocesi italiane, le due diocesi furono unite aeque principaliter, sempre sotto il governo del vescovo Campagna, al quale fu affiancato come coadiutore il vescovo Nicola Comparone, che gli succedette nel 1990.

Dalle parole del Vescovo Valentino Di Cerbo pronunciate in occasione dell’apertura dell’anno Giubilare voluto per il XXV anniversario della nascita della nuova Diocesi:”per la nostra Chiesa locale essa costituì un particolare momento di grazia. Infatti, dopo un lungo periodo di annessione a due distinte realtà diocesane più grandi, che aveva portato ad una “periferizzazione” e ad un impoverimento notevole della vita ecclesiale, l’unificazione ridava centralità e nuove prospettive alla Chiesa nel nostro territorio e concludeva un cammino virtuoso, iniziato già nel 1978, con la nomina del compianto Mons. Angelo Campagna a vescovo delle due diocesi di Alife e di Caiazzo, allora ancora distinte.

La rinascita della vita ecclesiale nel nostro territorio, avviata dall’unificazione, fu favorita dalla ritrovata identità ecclesiale e dalla ripresa del movimento di rinnovamento conciliare, precedentemente quasi interrotto. Ma uno speciale merito va riconosciuto alla figura del Vescovo, Mons. Angelo Campagna, che con la sua bontà, il suo zelo pastorale, il suo stile di vita evangelico, la sua capacità di creare comunione e di valorizzare le risorse del territorio, rese possibile una stagione ecclesiale, che continua a produrre i suoi frutti. Penso che la nostra Diocesi non gli sarà mai grata abbastanza. Analogo generoso impegno per la crescita della comunione nella nostra Chiesa fu posto dai Vescovi che gli succedettero: mons. Nicola Comparone di v. m. e Mons. Pietro Farina. Anche a loro va la nostra viva riconoscenza.”

Fino al 1978, ciascuna delle due diocesi ha avuto lunga e complessa storia.

L’episcopato alifano

Alife, città di origine osca o sannita, a lungo in lotta con Roma (343-290 a.C.), distrutta durante le guerre sannitiche, riedificata come oppidum, incorporata come praefectura sine suffragio nella repubblica romana, municipium Romanorum, con governo proprio di decurioni, decemviri, questori, censori, edili e pontefici, ascoltò — secondo V. Davino — il primo annuncio del Vangelo addirittura da San Pietro. Secondo alcuni, allora, l’origine dell’episcopato alifano risalirebbe all’epoca degli apostoli, ma altri ne portano la nascita all’epoca costantiniana, ovveto al 314. Sicuramente nel 533 il cristianesimo era molto diffuso in tutto il tertitorio, come dimostra la lapide tombale di due fratellini, detti «cristiani», ritrovata dal vescovo Agustin nel Casale di San Gregorio.

Nell’Ager classico di Tito Livio, si riporta, con relativa precisione, l’estensione della diocesi alifana, mantenutasi pressoché inalterata nel corso dei secoli.

L’antica Cattedrale, che fu distrutta dai saraceni insieme alla città nell’876, era situata fra Porta Romana e Porta degli Angioli (odierna Porta Piedimonte).

Il primo vescovo di cui si hanno notizie è Clarus, che partecipò ai concili romani di papa Simmaco nel 499 e 501. Altro vescovo, di cui si hanno notizie attraverso un’incisione e relativo epitaffio ritrovati dietro un frammento di calendario alifano, è Severo, vissuto nel VI secolo.

Durante l’invasione longobarda Alife restò senza pastore. Il 26 maggio 969, Giovanni XIII nominò arcivescovo di Benevento Landolfo, attribuendogli la facoltà di eleggere vescovi suffraganei, fra i quali quello di Alife. L’inizio del secondo millennio vide il succedersi di molti vescovi, ricordati in epigrafi nella cripta della nuova Cattedrale.

Nella seconda metà dell’XI secolo e in particolare con la conquista del territorio alifano da parte della famiglia normanna QuarellDrengot, l’episcopato conobbe momenti di gloria e di splendore, e Rainulfo III, conte di Alife, Caiazzo e Aversa, chiese e ottenne, nel 1132, dall’antipapa Anacleto Il le reliquie di San Sisto I, papa e martire, divenuto poi protettore della città e della diocesi. A lui fu dedicata la Cattedrale, che nel corso dei secoli, per Cattedrale, Alife diverse cause, ha subito numerose trasformazioni e ricostruzioni; attualmente è dedicata a Santa Maria Assunta.

Durante il medioevo l’episcopato alifano ebbe grande splendore, e fra i tanti vescovi se ne distinsero due: Alferio, eletto vescovo nel 1252 e trasferito nel 1254 a Viterbo; e Giovanni De Alferis, grazie al quale fu salvato il prezioso manoscritto Gli arcani historici, dello zio Niccolò Alunno, gran consigliere del re Ladislao.

Anche nel XV e XVI secolo la diocesi visse momenti di splendore per la presenza di presuli le cui qualità erano e sono riconosciute da tutti. Fra i tanti il letterato Sebastiano Pighi, vescovo dal 1546 al 1547, nominato cardinale; il colto Antonio Agostino da Saragozza, inviato in Inghilterra come nunzio di papa Giulio III per le nozze di Filippo II di Spagna con Maria Tudor; e Giacomo Gilberto de Nogueras, cappellano della regina di Boemia e dell’arciduca Ferdinando, che fu fra i più attivi partecipanti al concilio di Trento.

Mentre la diocesi era retta da grandi vescovi, la città di Alife, governata da famiglie spagnole, fra le quali i Garlon, viveva momenti di declino tanto da spingere il vescovo de Nogueras a trasferirsi a Piedimonte d’Alife (oggi Piedimonte Matese), residenza mantenuta da quasi tutti i vescovi.

Tra XVII e XVIII secolo, alcuni vescovi legarono il loro nome a importanti iniziative: il 10 giugno 1651, Pietro Paolo de Medici fondò il Seminario diocesano in Castello d’Alife (oggi Castello Matese), e Giuseppe de Lanzara lo trasferì nell’attuale sede di Piedimonte Matese.

Il 27 giugno 1818, papa Pio VII soppresse la diocesi di Alife con la bolla De utiliori dominicae, e solo il 14 dicembre 1820 il vescovo Emilio Gentile ne ottenne il ripristino con la bolla Adorandi e l’accorpamento alla diocesi di Telese. Fra i presuli alifano-telesini meritano menzione: Raffaele Longobardi, Giovanni Battista de Martino e soprattutto Carlo Puoti.

Il 6 luglio 1852 la diocesi fu scissa da Telese, e Gennaro Di Giacomo, discussa figura di vescovo risorgimentale, optò per Alife.

La storia diocesana del XX secolo è contraddistinta da momenti di grande intensità in cui si distinsero egregie figure di vescovi, come Luigi Novello all’epoca dell’occupazione tedesca; Virginio Dondeo, esperto annunziatore della Parola di Dio, poi vescovo di Todi e Orvieto; e Raffaele Pellecchia, in seguito arcivescovo di Sorrento e Castellammare di Stabia, che partecipò al concilio Vaticano Il, avviando in diocesi una bella stagione di rinnovamento ecclesiale.

L’episcopato caiatino

La città di Caiazzo vanta origini antichissime, anteriori anche alla stessa Roma. Ancora testimoniano le sue antiche origini alcuni ruderi di mura ciclopiche, in località Fossi. Nella sua lunga storia, Caiazzo annovera fra i suoi cittadini personaggi illustri, come ad esempio Aulo Attilio Caratino, due volte console e dittatore in Roma o — come sostenuto dall’avv. Faraone — il famoso Pier delle Vigne.

Secondo un’antica leggenda popolare, l’evangelizzazione della città di Caiazzo sarebbe stata opera dell’apostolo Pietro o di San Prisco, uno dei settantadue discepoli di Gesù, che ne sarebbe stato anche il primo vescovo. La leggenda si collegherebbe all’altro leggendairio viaggio, che San Pietro avrebbe intrapreso lungo la via fluviale da Napoli a Roma, dopo aver ordinato vescovo Sant’Aspreno; a conferma della leggenda si citerebbe un antico tempio sotterraneo, le cui tracce sono state rinvenute sotto la settecentesca chiesa parrocchiale di San Pietro del Franco.

Non si hanno notizie certe sulla nascita dell’episcopato caiatino, anche se taluni la fanno risalire all’anno 70 dell’era volgare, quando era vescovo Arrigo o Argisio Seniore. La reggenza ininterrotta dei vescovi risale solo al 966, con l’elezione a vescovo di Orso, che coincise con la nomina di Capua a metropoli ecclesiastica sotto l’arcivescovato di Giovanni, fratello di Pandolfo Capodiferro.

La figura episcopale più rappresentativa del medioevo èquella di Santo Stefano Menicillo, ordinato vescovo nel 979. Resse la diocesi per quarantaquattro anni con grande spirito evangelico, e molti furono i prodigi che il Signore operò attraverso di lui, tanto che i cittadini lo vollero come patrono della città. Al suo fianco si pone un altro santo vescovo caiatino: San Ferdinando di Aragona.

Furono spesso di origine caiatina i vescovi del Duecento e Trecento, fra i quali si ricordano: Almondo, Nicola e Andrea, di cui testimoniano la vitalità molti atti e bolle conservati nell’archivio vescovile. Nei successivi due secoli, la diocesi fu spesso retta da cardinali, fra i quali Oliviero Carafa, successivamente arcivescovo di Napoli; Antonio del Monte; Ascanio Parisano, di Tolentino, poi trasferito a Rimini. In quel periodo vi fu un forte legame fra il clero e le nobili famiglie caiatine, tanto che alcuni membri di queste, come ad esempio Giulio Mirto, Alessandro e Fabio Frangipane, furono consacrati vescovi. Fabio Frangipane in particolare, presentato da San Carlo Borromeo, fu scelto come segretario del concilio di Trento e legò il suo nome alla nascita del Seminario diocesano; per le sue doti diplomatiche, fu nominato arcivescovo di Nazareth. Va ricordato infine Ottavio Frangipane, abate di San Benedetto di Capua, nominato da Sisto V governatore di Bologna, poi nunzio apostolico a Colonia e arcivescovo di Taranto.

Nel XVII secolo spicca su tutti il vescovo Filippo Benedetto per le sue doti di pastore e soprattutto per aver fatto costruire, a sue spese, le mura della città, dal lato di Porta Pace. Nei successivi due secoli molti pastori hanno guidato con saggezza la diocesi, ma solo con la consacrazione a vescovo di Nicola Maria Di Girolamo (1922-1963) furono rivissuti momenti importanti: furono celebrati due sinodi (1928 e 1935) e due congressi eucaristici (1928 e 1935), l’ultimo coincise con il primo millenario della nascita di Santo Stefano, e durante le celebrazioni fu effettuata la ricognizione delle reliquie del Santo, poste in una nuova urna dono di papa Pio XI; Di Girolamo partecipò alle prime sessioni del concilio Vaticano II.

Oggi la Diocesi abbraccia ventiquattro comuni, con una popolazione complessiva di circa settantamila abitanti con quarantaquattro parrocchie e 45 sacerdoti.

Dall’8 maggio 2010 la Diocesi è retta da S. E. Mons. Valentino Di Cerbo.